“La cosiddetta persona ‘psicologicamente depressa’ che cerca di suicidarsi non lo fa per una presunta ‘disperazione’ o per una convinzione astratta che le attività e i debiti della vita non si bilanciano. E sicuramente non perché la morte sembri improvvisamente attraente. La persona in cui l’agonia invisibile raggiunge un certo livello insopportabile si ucciderà nello stesso modo in cui una persona intrappolata alla fine salterà dalla finestra di un grattacielo in fiamme. Non fatevi illusioni sulle persone che saltano dalle finestre in fiamme. Il loro terrore di cadere da un’altezza elevata è ancora grande quanto lo sarebbe per voi o per me che stiamo speculativamente alla stessa finestra solo per controllare la vista; cioè, la paura di cadere rimane costante. La variabile qui è l’altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme si avvicinano abbastanza, cadere a morte diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di cadere; è il terrore delle fiamme. Eppure nessuno sul marciapiede sotto, guardando in alto e urlando ‘Non farlo!’ e ‘Resisti!’, può capire il salto. Non veramente. Dovresti essere stato intrappolato personalmente e aver sentito le fiamme per capire veramente un terrore ben oltre la caduta.”
da “Infinite jest” di David Foster Wallace (1996)